Le notizie sconcertanti riguardo a quanto sarebbe accaduto ai bambini coinvolti nei recenti avvenimenti di Bibbiano, mi invitano a riflettere sul mio operato di psicoterapeuta impegnata da più di 10 anni in un servizio tutela minori in un Comune della provincia di Milano. Un incarico che assolvo con dedizione e passione, affiancata dalla stimata collega Contursi con la quale mantengo viva un’intesa professionale fondata non solo sulle competenze professionali, ma anche su un solido sistema di valori condiviso e sulla costante attenzione verso un’etica che mette davvero al centro l’interesse dei minori.
Un atteggiamento che allo stesso tempo intende accogliere, comprendere e riconoscere le ragioni dei genitori.
Ogni genitore che accede al nostro servizio porta dentro di sé una storia che ha il diritto di essere ascoltata in maniera non giudicante, spesso carica di sofferenze anche importanti, passate e attuali.
Con ogni genitore cerchiamo di costruire un’alleanza purtroppo non sempre pienamente possibile.
In questi anni abbiamo inserito alcuni minori in comunità: scelta necessaria, dopo aver tentato tutti gli interventi di aiuto possibili con le risorse disponibili: sia in termini personali (dei genitori coinvolti) sia territoriali che amministrative.
In alcuni casi abbiamo dovuto procedere con più urgenza, in altri le condizioni hanno permesso di curare ogni passaggio accompagnando minori e genitori in una comprensione del senso e dell’importanza di ciò che si rendeva necessario fare.
Alla fine di ogni incontro, di ogni giornata, ci interroghiamo sempre sul nostro operato, consapevoli delle responsabilità, mettendo in discussione noi stesse ma anche la narrazione e le interpretazioni con cui molte situazioni arrivano al nostro servizio.
Quando abbiamo ritenuto che disposizioni, anche urgenti, contenute in un decreto non tenevano conto di una parte di realtà famigliare che avevamo colto con sufficiente certezza, abbiamo incontrato giudici e neuropsichiatri per il bisogno di condividere prima di agire e con il coraggio di rimettere in discussione prima di aderire a quanto ci veniva presentato.
Abbiamo ragazzi ormai cresciuti che dopo anni, passano ancora a salutarci per parlarci di loro e genitori che continuano ad avere un pensiero per noi anche se il loro fascicolo è chiuso da tempo, e mi riferisco a famiglie con minori che hanno trascorso anni in comunità.
Purtroppo vi sono situazioni in cui questo sentiero è poco percorribile, situazioni talmente drammatiche in cui la ragione non trova spazio, in cui la patologia o i traumi vissuti fanno si che un amore genitoriale sano, con una sufficiente capacità di accudimento e cura non siano una questione di impegno o buona volontà.
E abbiamo minori che chiedono aiuto, con le parole con gli sguardi con i disegni.. con i silenzi da decifrare.. e se si trova un significato non è mai imposto dai nostri pensieri ma sempre costruito con loro, attraverso di loro. E grazie a loro.
Non siamo gli unici a lavorare in questo modo, molti colleghi con passione e senso di responsabilità si dedicano ancor più quotidianamente della tutela dei minori.
È un ambito complesso e delicato che dovrebbe obbligare a una formazione continua, un confronto e una supervisione di livello purtroppo non sempre garantiti.
Un ambito in cui principio e valore fondamentale è non generalizzare e banalizzare mai, ma dedicare un’attenzione altamente individualizzata e consapevole dei pregiudizi personali che ognuno di noi porta inevitabilmente con sé.
Se si generalizzano i fatti di Bibbiano tutto il lavoro svolto con coscienza sara messo sullo stesso piano.

Dr. Elena Ortolan-Psicoterapeuta Responsabile C.E.P.I. Seregno https://cepiseregno.it/