I professionisti che costituiscono l’équipe del CEPI vantano tutti di una comprovata esperienza e professionalità, l’offerta dei servizi è articolata in diverse aree di intervento nelle quali operano équipe specializzate nelle rispettive prestazioni previste.

Il CEPI riunisce specialisti con differenti orientamenti e approcci clinici e terapeutici, nella convinzione che dalla differenza nasca un arricchimento e un confronto generativo di qualità.

La direzione scientifica offerta dal Dr G. Benincasa e la supervisione svolta insieme al Dr L. Mapelli sono poste a garanzia del rispetto del modello descritto, adottato in maniera trasversale in ogni area di intervento.

All’interno del CEPI il significato dei sintomi viene sempre compreso mettendo al centro dell’intervento la “dimensione relazionale della cura” e il progetto viene quindi intrapreso attraverso un’attiva collaborazione, con l’obiettivo di indurre nella paziente il riconoscimento di una sofferenza, di un disagio interno, psichico, di cui il sintomo psichico o fisico è espressione.

Il CEPI adotta un modello fondato sulla profonda convinzione che qualunque atto medico o sanitario abbia una valenza relazionale e personale a cui bisogna porre attenzione.

Tale modello si fonda sull’importanza di stabilire da parte del professionista una “risonanza mentale” con il paziente, attraverso una comunicazione cooperativa ed una sintonizzazione emotiva che permette di stabilire un contatto profondo, permette alla mente di crescere e svilupparsi, potenziando al massimo le proprie risorse:

“in quanto a livello neurobiologico esiste una tendenza naturale del cervello a funzionare in stretta correlazione con il cervello degli altri individui, avvertito a livello soggettivo come senso di spontaneità nella relazione e sensazione di profondo coinvolgimento nel legame che apre la strada ad un generale senso di vitalità e creatività. Questo avviene perché nella ricerca di soluzioni ai normali problemi della vita quotidiana si può accedere alla ricchezza di esperienze non solo personali ma anche degli individui con cui si è entrati in profonda relazione. Queste esperienze di risonanza mentale, che corrispondono a veri e propri stati di connessione fra le menti degli individui possono crearsi nell’ambito di vari tipi di relazioni emotive: coniugi, amici, colleghi, genitori e figli, insegnanti e allievi, paziente/terapeuta. Questo flusso di comunicazioni collaborative si muove in apertura, ovvero in maniera equilibrata fra continuità, familiarità e prevedibilità da un lato e flessibilità, novità e incertezza dall’altro. Le comunicazioni che si stabiliscono fra gli individui non sono basate su uno scambio di segnali che si rispecchiano esattamente, ma su processi in continua evoluzione, che permettono al sistema formato dalle due menti di muoversi verso stati di coerenza e complessità che il singolo, da solo non sarebbe in grado di raggiungere.”

Siegel, S. (2001). La mente relazionale. Milano: Raffaello Cortina Editore

L’equipe responsabile dell’intervento opera attraverso un lavoro continuo di confronto, dialogo e negoziazione dei significati: i diversi punti di vista si integrano per analizzare in forma completa e approfondita i bisogni e le potenzialità della persona (o del bambino) e progettare in maniera condivisa gli interventi ritenuti più efficaci.

La proposta di percorso viene sempre svolta attraverso il coinvolgimento attivo della persona con la quale viene condiviso l’esito della valutazione, comprensivo dei tratti di problematicità emersi ma anche delle risorse e delle potenzialità di cambiamento.

Un progetto così coordinato, condiviso, realizzato coinvolgendo attivamente la persona nei processi valutativi e decisionali che la riguardano e in un arco di tempo definito, permette di raggiungere gli obiettivi desiderati con un livello di successo e soddisfazione decisamente superiori a interventi frammentati e distribuiti in un periodo indefinito, non pianificato nella progettazione e non sottoposto a valutazioni periodiche.