La didattica a distanza (D.A.D.) è stata la modalità di insegnamento che la scuola ha dovuto, purtroppo, adottare ancora per la maggior parte di questo anno scolastico.

Già nel precedente articolo sono stati esplorati gli effetti psicologici e le ricadute sulla qualità dell’apprendimento: in questo intendo approfondire in che termini la mancanza di un contesto relazionale vissuto in prima persona e l’impossibilità di creare un contatto visivo diretto, determinano una inevitabile perdita di qualità nell’esperienza di apprendimento, ma non solo.

Uno studio recente (cit. in fonti) ha dimostrato che poter guardare una persona negli occhi consente un’attivazione molto più potente dei neuroni a specchio, permettendo ai due interlocutori di entrare in sintonia e creare un legame emotivo davvero efficace per la qualità della relazione.

Se l’insegnante può contare su tale legame, caratterizzato da reciproco interesse, stima, fiducia e affetto, riuscirà indubbiamente a trasmettere le sue conoscenze con molto più successo.

Un processo di apprendimento efficace deve infatti avvenire necessariamente attraverso un coinvolgimento emotivo che stimoli e valorizzi le reazioni di interesse, curiosità, entusiasmo e attivando il desiderio di partecipazione degli allievi attraverso i loro contributi e le loro riflessioni.

Perché avvenga con i migliori risultati l’insegnante deve rivolgere la massima attenzione verso gli alunni, sollecitando in loro emozioni positive e sapendo arginare e gestire quelle negative.

Il contatto oculare rappresenta una condizione necessaria e indispensabile per la realizzazione delle relazioni interpersonali considerate per l’uomo un’esigenza primaria, specialmente durante gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza.

Lo sguardo dell’altro e verso l’altro ha una valenza socio-comunicativa fondamentale e può veicolare una pluralità di significati intersoggettivi, a volte difficilmente esprimibili in parole.

Quando si percepisce lo sguardo dell’altro su di sé, avviene una potente attivazione emotiva.

La struttura centrale implicata nel determinare il potere emotivo dello sguardo è l’amigdala che, insieme all’analisi di altri elementi quali l’intonazione di voce, la prosodia, la postura, il grado di attivazione motoria e di altri elementi contestuali, media emozioni sia positive che negative e determina risposte comportamentali congruenti (Meletti et al., 2012).

Il bambino, mentre percepisce lo sguardo dell’altro su di sé, unitamente all’elaborazione degli altri aspetti descritti, attribuisce un significato emozionale a questa esperienza ricca e complessa.

In altre parole: tale esperienza attiva uno stato della mente in cui la componente emozionale ne attribuisce il significato (Siegel).

In caso di situazioni associate a emozioni positive il comportamento sarà volto alla condivisione, alla cooperazione, rispondendo con il contatto oculare allo sguardo dell’altro.

Viceversa, nelle situazioni percepite come minaccia, riprovazione o derisione la risposta più immediata sarà l’evitamento dello sguardo e, più in generale, la messa in atto di condotte di evitamento della situazione percepita con disagio.

L’insegnamento svolto nella modalità della D.A.D. non permette un contatto oculare diretto, profondo, attento e individualizzato: non può quindi attivare, se non in minima parte, quegli stati emozionali fondamentali per un coinvolgimento attento e appassionato, indispensabile per un apprendimento efficace, capace di stimolare processi cognitivi dinamici e consolidato nel tempo.

Gardner sottolineava che se si vuole che certe conoscenze siano interiorizzate e successivamente utilizzate, è necessario infonderle in un contesto capace di suscitare emozioni.

Al contrario esperienze formative prive di richiami emozionali saranno scarsamente coinvolgenti e ben presto cadranno nell’oblio, senza lasciare dietro di sé nessuna rappresentazione mentale.

L’importanza cruciale delle emozioni nell’apprendimento è inoltre messa in evidenza dal collegamento che c’è tra le stesse emozioni e i processi cognitivi legati alla memoria.

La forza dei ricordi dipende dal grado di attivazione emozionale indotto dall’apprendimento, quindi esperienze di apprendimento vissute con una partecipazione emotiva di livello medio-alto vengono catalogate nella nostra mente come “importanti” (attraverso il coinvolgimento di strutture cerebrali che fanno parte del sistema limbico, come l’amigdala e la corteccia orbito-frontale) e hanno una probabilità molto più elevata di venire successivamente ricordate.

Si può quindi concludere che, per quanto la D.A.D. abbia rappresentato uno strumento prezioso per consentire la continuità dei percorsi di insegnamento, non potrà mai sostituirsi in termini di efficacia all’esperienza scolastica in presenza, sia in termini di conoscenza e di installazione dei contenuti nella memoria a lungo termine, sia in termini di esperienza capace di coinvolgere, appassionare e quindi motivare i ragazzi verso il desiderio di approfondire e accrescere la loro formazione presente e futura.

Personalmente ritengo che tali considerazioni rendano doverosa una riflessione condivisa e allargata: credo che questo periodo critico, attraverso le fatiche e le difficoltà affrontate di cui i ragazzi hanno pagato un prezzo a volte troppo caro, debba rendersi occasione per sviluppare un cambiamento e favorire un’evoluzione verso livelli sempre più alti di qualità formativa.

Dott.ssa Elena Ortolan -Psicoterapeuta, Direttrice C.E.P.I. https://cepiseregno.it/

 

Fonti:

-The Control of Mimicry by Eye Contact Is Mediated by Medial Prefrontal Cortex  (Yin Wang, Richard Ramsey, and Antonia F. de C. Hamilton) – The Journal of Neuroscience, August 17, 2011

– D. Palomba, L. Stegagno, Emozioni e memoria: riscontri neuro e psicofisiologici, in E. Agazzi, V. Fortunati, (a cura di), Memoria e saperi: percorsi transdisciplinari, Meltemi, Roma 2007

– H. Gardner, Formae Mentis. Saggio sulla pluralità della intelligenza, trad. it., Feltrinelli, Milano 2010).

– Fonagy P., Gergely G., Jurist E.L. e Target M. (2005), Regolazione affettiva, mentalizzazione e sviluppo del Sé, Milano, Raffaello Cortina Editore.

– Siegel D.J. (2001), La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, Milano, Raffaello Cortina Editore.